Lunedi 11 marzo 2008 è una data importante per la Tartuca. Il Priore Alessandro Notari inaugura una prima parte del complesso museale tartuchino, quello dedicato al patrimonio degli arredi sacri. Il lavoro è stato progettato dallo studio di archiettura diretto dal nostro Andrea Milani, con il costante confronto con i Delegati al Museo capitanati da Marzia Minetti, ed ha trasformato la vecchia sacrestia e l'ex casa Cenni in un contemporaneo contenitore di antiche opere d'arte dal notevole valore artistico e affettivo. La nostra Contrada è particolarmente ricca di oggetti, paramenti sacri e paliotti, realizzati o acquistati tra il XVIII e il XIX secolo, al punto che non è stato possibile mettere in mostra tutto l'organico. Di grande impatto scenografico è l'ammaio delle Quarantore (foto in alto) che, in attesa della sua definitiva collocazione nel Museo "centrale", ha trovato qui una sistemazione originale e di grande effetto. La struttura fu completata nel 1831 grazie anche ad una elargizione del Governatore di Siena Angelo Chigi e si tratta di una manifattura in legno intagliato argentato o dorato. E' un brulicante ma composto insieme di nuvole morbidamente modellate e abitate da una folla di angioletti. Un'altra cascata di nuvole si dispone intorno al magnifico tabernacolo per l'esposizione dell'ostensorio col Sacramento, una macchina imponente realizzata nel 1819 dagli intagliatori Buonanni, Casini e Menicari. La Residenza o tabernacolo posa su una base quadrangolare decorata da motivi vegetali ed è sorretto da due colonne corinzie scanalate. Il frontone curvilineo e spezzato sostiene due angioletti che reggono il fastigio, costituito da una corona sormontata da una croce, sotto di cui si apre la gloria raggiata con la colomba dello Spirito Santo. Il legami stilistici rimandano all'arte senese del cinquecento tanto che il Romagnoli parlerà addirittura di cornici eseguite dall'intagliatore senese del cinquecento Antonio Barili e rimesse assieme per l'occasione.

La dedizione dei tartuchini verso il loro patrimonio sacro è testimoniata anche dalle donazione fatte nel tempo e che hanno arricchito l'arredo religioso con oggetti di straordinaria eleganza stilistica come nel calice d'argento di forma seicentesca donato da Giacomo Gottarelli nel 1828 come si legge nell'iscrizione alla base su cui compare anche una piccola tartuca coronata. Vi sono poi altri calici databili intorno al seicento in argento e ottone argentato ed anch'essi probabili oggetto di donazioni come quello recanti le figure di Santa Caterina, di un Santo Papa, e del Cristo in pietà, sulla cui base è scritto in latino: A Cristo Salvatore i Contradaioli della Tartuca col denaro raccolto in voto per Sant'Antonio da Padova.


Diciannove sono le pianete che formano il ricco arredo liturgico della Contrada ed a non tutte è stato possibile trovare collocazione (foto sopra a sinistra). Vale la pena segnalare le due pianete oggetto del restauro del 2003. Una è di manifattura francese, cosiddetta Revel dal nome dell'artista che introdusse nel 1730 l'innvazione tenica del point reintré che consente lumeggiature e sfumature del disegno, dando risultati di grande effetto. L'altra è una pianeta di taffetas rosso con un elaborato stemma della Tartuca ricamato nella parte posteriore in basso.
Di notevole importanza anche la parte riguardante i Reliquari a testimonianza del sentimento di devozione religiosa dei tartuchini. L'oggetto con la datazione più antica è appunto una Croce reliquiario in rame dorato e argenato conentente reliquie della passione di Cristo. Sulla base è incisa la data: 1624.

Anche l'Urna reliquaria di Santa Concordia, posta nel settore del piano sottostrada del Museo sacro è una delle testimonianze più antiche dell'arte dell'intaglio appartenenti alla Contrada(foto sopra a sinistra, accanto lo spazio riservato alla venerabile Caterina Vannini). L'Urna fu realizzata da Agostino Fondi nel 1711 grazie ad una colletta interna a seguito della donazione delle reliquie della Santa da parte delle monache di Castelvecchio. Un altro insigne arredo, forse di maggior devozione poichè contiene la reliquia del Santo protettore, è rappresentato dal Reliquiario di Sant'Antonio da Padova, in lamina d'argento risalente al settecento e identificabile nella spesa fatta il 16 giugno 1747 a Bonechi argentiere da parte del camarlengo tartuchino. E' un reliquiario ad ostensorio con teca vitrea posta in alto adatto a mostrare la reliquia ai fedeli.
Un'insolita testimonianza figurativa del sentimento religioso è rappresentato dai Festoni Lignei (sotto a sinistra) restaurati dalla Contrada nel 1993 e realizzati da Antonio Vignali tra il 1699 ed il 1706. Questa rara forma d'arte sacra contradaiola utilizzata per abbellire l'ingresso dell'oratorio in occasione delle Quarantore, è composta da tre parti raffiguranti una ricca scenografia di gusto naturalistico tipico dell'epoca.

Merita citare anche la parte riservata alla venerabile Caterina Vannini, posta sul piano sottostrada del Museo. Caterina nata nel 1562 proprio nella casa ove si trova oggi l'Oratorio della Tartuca, era una bella donna e da adolescente trascorse un turbolento periodo da cortigiana a Roma. Fatto ritorno a Siena si convertì e trovò ospitalità nel Convento delle Convertite nel Pignattello, luogo nel quale intrattenne un fitto rapporto epistolare con il Cardinale Borromeo. La sua vicenda, grazie anche al rapporto con il Cardinale, ebbe molta eco all'epoca della sua morte avvenuta nel 1606 per idropsia, tant'è che molti critici sono concordi nell'affermare che il Caravaggio si sia ispirato a Caterina nel realizzare il famoso e discusso quadro della "Morte della Vergine", nel quale la Madonna è rappresentata con evidenti gonfiori sul ventre e sulle gambe. Nel 1984 la Tartuca, grazie all'autorizzazione di S.E. Ismaele Castellano arcivescovo di Siena, traslò i resti mortali di Caterina Vannini dalla Chiesa della Maddalena all'Oratorio delle Murella.
Nel Museo trova ospitalità anche il cartone bozzetto realizzato nel 1891 dal tartuchino Arturo Viligiardi utile per l'incisione del graffito su marmo sul pavimento dell'Oratorio ad opera di Leopoldo Maccari, raffigurante il miracolo di S.Antonio da Padova della gamba risanata (foto sopra a destra).

Nelle foto sopra le due sale del museo al piano terra e un particolare del piano inferiore