I valori di una Contrada moderna
| Forum/Contrade, quale futuro? |
Intervengo volentieri in questo argomento trattato da Giovanni e da Paolo perché condivido quanto sostengono riguardo agli inevitabili cambiamenti che si sono verificati all’interno delle Contrade e anche alle inutili idealizzazioni di un tempo passato, che si vorrebbe far credere ricco di buone maniere e gente sobria.
Al contrario, è necessario riflettere proprio su come in epoche più o meno lontane le difficoltà fossero elevate, compresi i rapporti con il potere, e su come la vita sociale risentisse delle ristrettezze economiche e delle imposizioni ideologiche. E’ opportuno riflettere sul passato senese e contradaiolo per comprendere che nel presente quei valori, tanto sbandierati come appartenuti al tempo che fu, siano oggi più garantiti e sostenuti da un apparato culturale allargato, perché si appoggia sull’istruzione di massa e sulla rete di scambi alla quale ogni persona può accedere, non esclusa la partecipazione all’Assemblea Generale.
E’ un bel salto per la vita di Contrada rispetto anche alla più recente epoca del semplice “nocchino” elargito al giovane per insegnargli come si vive. Non sono convinta che il ceffone tirato al ragazzo - certo colpevole di qualche marachella - magari da un adulto che appena conosce, senza neanche spiegargli il motivo, sia stato allora e sarebbe oggi un segno di buona educazione (tanto per abbassare di un gradino anche questo mito). La Contrada non può e non deve sostituirsi alla famiglia ma, oggi più che mai, può sostenere il giovane attraverso l’esempio di buone pratiche e il suo coinvolgimento in esse, magari sottraendolo anche alla noia che talvolta lo assale. Le regole, siano esse scaturite dalle scelte dell’Amministrazione o interne, fanno parte della gestione della Contrada moderna; sono necessarie pure per la funzione educatrice nei confronti dei giovani e non ma ne dobbiamo parlare con loro, discutere, li dobbiamo rendere partecipi.
E’ probabile che la Contrada debba rappresentare un’ opportunità in più; il luogo in cui le persone si relazionano e vivono emozioni insieme agli altri, come un tempo, ma praticando comportamenti propri di una civiltà evoluta e complessa come quella moderna.
Anch’io ho vissuto la mia gioventù a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 di cui ho anche un bel ricordo (forse perché della gioventù spesso si ha un bel ricordo solo perché si è giovani) e mi sembra normale che allora la Tartuca fosse frequentata da poche persone, soprattutto da poche donne, come è stato un percorso naturale che all’inizio degli anni ’80 la presenza femminile si sia intensificata, lo stesso quella dei bambini e bambine, richiamati in Castelsenio dagli adulti perché con lo “spopolamento” non tutti si ritrovavano più a Sant’ Agostino per giocare.
Già trenta anni fa quindi il modo di incontrarsi in Contrada cominciava a richiedere ai dirigenti una maggiore capacità di organizzazione e si presentava loro la necessità di “accogliere” in qualche modo i contradaioli, affinché la linfa vitale che anima anche il Palio continuasse a sussistere, cioè il Popolo.
Per quale motivo allora oggi ci allarmiamo tanto se ci troviamo di fronte una massa di uomini, donne e soprattutto di giovani, articolata in gruppi, che vuole partecipare alla vita di Contrada? E’ un fenomeno che appartiene alla modernità. Oggi ogni evento è facilmente raggiungibile e tutti vogliono fare tutto, inoltre la Contrada rappresenta un punto di riferimento aggiunto rispetto ad una famiglia che, per giustificate ragioni, è meno presente. Ritengo che non sia sempre un bene, una ricchezza, ma è la realtà con cui abbiamo a che fare. Anche la Tartuca deve affrontare questa fase della storia come le altre Consorelle, e, come le altre, costituisce un’ occasione, uno strumento per “vivere meglio”, per concederci il lusso di intrecciare relazioni autentiche – ovviamente fatte anche di incomprensioni, contrasti, litigate - affetti, emozioni; per concederci il lusso di comunicare anche a voce, di cantare, di affiatarci, di esercitare, come in una palestra, quelle pratiche di civile convivenza che , a detta di molti, sembrano scomparse e che io invece ritengo siano più possibili oggi di un tempo.
La massa di persone che - è vero - sempre più spesso non sono nate nel rione e si avvicinano alla Tartuca da adulte, che qualche volta non sono neanche senesi, deve essere accolta ma anche “indirizzata”, accompagnata da chi è già del mestiere.
E’ vero che oggi i giovani si presentano in Contrada con le loro moderne insicurezze che si materializzano in comportamenti esibizionisti, eccessivi, poco rispettosi dell’anziano e del patrimonio. Siena fa parte del mondo. Che cosa ci aspettavamo una magia? I giovani di oggi hanno bisogno di essere guidati nel groviglio di messaggi e stimolazioni in cui sono e siamo immersi. Siamo disposti noi contradaioli adulti a farlo?
Basti pensare alla fatica che devono fare in palco per essere ripresi dalla telecamera, o durante una cena, in modo che poi qualcuno alla televisione li noti. D’altra parte per loro quello è un modo di essere contradaioli! Senza condannarli dovremmo pazientemente mostrare loro anche l’altra faccia della medaglia. Perché noi più adulti o più anziani? Non perché un tempo queste cose non succedevano ma per il fatto che abbiamo più esperienza.
E’ sempre stato comodo per ragazzi e ragazze identificare la Contrada solo come una occasione di trasgressione perché l’immagine ottocentesca tramandata fino ad oggi del popolano maschio un po’ becero, molto distante dalla classe dirigente, dedito al bere e al gioco delle carte è andata ad accostarsi ad una progressiva liberalizzazione dei comportamenti, accompagnata dal benessere e dalla moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, fino ad arrivare - era inevitabile - alle esagerazioni. Tuttavia non è certo colpa delle Contrade se oggi si beve troppo! Semmai queste sono in grado di spostare l’attenzione su altro evitando le prediche.
Invece di nasconderci dietro un ricordo melanconico e molto nebuloso è necessario che nell’era della Contrada complessa, coloro che guidano – e già lo stanno facendo - mettano in moto una macchina organizzativa specializzata. Per andare dove? Quali sono gli obiettivi?
La Contrada attraverso la sua secolare esperienza di gestione popolare e anche democratica, con la conoscenza della sua storia fin dalle origini, attraverso la pratica delle rievocazioni e della vita vissuta, è il luogo in cui possiamo riappropriarci delle relazioni umane che abbiamo sì esercitato nel corso dei secoli, ma in chiave moderna.
Quindi il passato è utile per vivere il presente. Non per ripeterne le espressioni esteriori ma per comprendere da dove viene l’entusiasmo che ci “anima”, per mantenerne l’umano ed evitare il disumano, pur concedendoci qualche eccesso. Diviene perciò utile citare una definizione, scaturita da rigorose ricerche di archivio, sapientemente offertaci da Giovanni Mazzini in uno studio pubblicato nella collana Quaderni de “I Malavolti”, intitolato “La Compagnia del Drago in Camporegio” che tratta l’origine delle Contrade. Senza inoltrarci nei significati che i diversi termini hanno assunto nei secoli della Repubblica, spiegati nello scritto di Giovanni, ci preme qui riportare quanto segue: “ gli abitatori dei rioni, parrocchiani dei rispettivi populi, che difendevano la città inquadrati nelle Compagnie corrispondenti ai propri quartieri, erano gli stessi che ‘animati dalla naturale voglia di divertirsi’, si riunivano in brigate dai nomi più vari per partecipare ai multiformi ludi della società comunale, cementando così la solidarietà di gruppo e l’identità di fazione”.
E’ certo che oggi non siamo chiamati a difendere il perimetro urbano e non siamo neanche più tutti abitatori del rione, ma siamo sempre chiamati a cementare la solidarietà e l’identità di fazione.Possiamo pensare di mantenere la solidarietà di gruppo lasciando il “gigantismo” delle Contrade a se stesso, oppure di consolidare l’identità di fazione polemizzando sui giovani? Non sarebbe meglio che le attuali Compagnie della Tartuca si dedicassero di più di quanto già facciano, a difendere\sollecitare la conoscenza reciproca fra contradaioli, la collaborazione fra generazioni, ad accogliere e coinvolgere appartenenti protettori di entrambi i sessi e di tutte le età?
E’ bene cercare di conservare la nostra identità di tartuchini anche attraverso scelte condivise, non solo nelle assemblee formali, ma invitando i componenti dei numerosi gruppi a chiacchierate più ristrette, a proposte che vengano dal basso che non riguardino solo le cene la cucina, il servizio, tentando, insomma, di mettere a proprio agio i contradaioli anziché allarmarli perché tutto sta cambiando.
Non esiste un codice di comportamento identico per tutte le Contrade, al contrario il carattere di fondo viene determinato al proprio interno ed è quello che ci dà la spinta a darci da fare, a competere.
Come diceva Giovanni Gigli, la Tartuca in questo momento mostra capacità di coesione nel seguire le scelte di una dirigenza compatta, anche quando non tutti sono d’accordo e qualcuno borbotta fra sé. Può piacere o meno ma ora è così. Questo non ci deve esimere (anzi il momento è favorevole) dal creare condizioni che facilitino il raggiungimento dell’obiettivo (di cui sopra). E’ impegnativo, richiede idee e organizzazione. Bisogna tenere presente che la vita di Contrada si è continuamente trasformata
Franca Anselmi
Ultimo aggiornamento (Sabato 31 Luglio 2010 23:52)


