Anche la tecnologia è tradizione
Oltre tre ore di interventi non sono bastate per uscire dal Convegno organizzato dalla Contrada della Giraffa ed aver le idee chiare su un tema ricco di interrogativi e poco approfondito quale "Comunicare in Contrada, comunicare la Contrada". L’appuntamento era stato preceduto da un documento prodotto da un gruppo di lavoro a cui hanno partecipato anche rappresentanti di Bruco, Leocorno, Nicchio e Selva, consultabile anche sul nostro sito. Ma se lo scopo era quello di aprire una riflessione nel mondo contradaiolo su un aspetto che riguarda la trasformazione della comunicazione contradaiola, il Convegno è stato davvero un successo, come lo è stato per l’eccezionale organizzazione interna nell’allestire questo piccolo evento. Anche questo è un limpido esempio di moderna comunicazione contradaiola.
Tra gli interventi, il più incisivo sul tema, a mio parere, è stato quello di Duccio Nello Peccianti, ex Priore della Chiocciola. Peccianti ha inquadrato, con poche e semplici parole, la trasformazione, grazie ai nuovi strumenti tecnologici, della comunicazione in Contrada fissando vari livelli: la chiacchiera tipo angolo dell’Unto, l’avviso in bacheca, la circolare nella cassetta della posta, il giornale di Contrada, l’email, l’sms, il sito web ufficiale ed anche alcuni forum contradaioli. Ha fatto giustamente notare che i nuovi mezzi di comunicazione, soprattutto internet, possono produrre una gran mole di informazione non sempre rappresentativa della voce ufficiale della Contrada. Il singolo individuo si trovà così nella condizione non sempre facile - dipende anche dal livello di "istruzione mediatica"- di filtrare la notizia in base alla fonte, e dall’altra parte la Contrada si deve porre la questione di analizzare questo fenomeno per controllarlo ed eventualmente porvi rimedio.
Una conseguenza di questo nuovo scenario mediatico, anche se Peccianti non lo ha citato, è già stato affrontato nella Nobile Contrada dell’Oca, ed ha avuto ampio risalto anche nelle cronache dei giornali locali. Va comunque precisato che la nuova tecnologia per le Contrade non è qualcosa da cui difendersi. Come ha precisato giustamente Riccardo Domenichini, la tecnologia, di qualsiasi tipo (anche le auto o gli aerei) non è né buona né cattiva, è solo l’uso che se ne fa che spinge l’asticella verso una parte o l’altra. L’operatività della Contrada di fronte a questa sfida non è, secondo me, troppo difficile. Sebbene il "controllo" delle informazioni non è certo un lavoro facile per nessuno, per quanto riguarda il mondo contradaiolo far rispettare la propria immagine è meno complicato di quanto possa sembrare ed il modo di affrontare la questione non è poi così diverso da qualsiasi altro problema interno molto più "reale" in cui spesso le Contrade si imbattono. Da un punto di visto esterno inceve è fondamentale per l’ente Contrada ufficializzare la propria opinione in maniera sempre più incisiva e costante nel tempo, in modo tale da screditare e disincentivare qualsiasi altra voce o iniziativa non in linea con la propria tradizione o addirittura in contrasto con i propri principi ed evitare facili manipolazioni di singoli individui.
Ma, riassumendo tutti gli interventi del Convegno giraffino, la preoccupazione che aleggiava sembrava tirare in ballo anche un’altra questione ancora più interessante e vale a dire: la tradizione contradaiola può essere danneggiata dai nuovi mezzi di comunicazione? Introdurre il tema della tradizione contradaiola meriterebbe da solo un grande Convegno. Innanzitutto molte delle tradizioni che oggi reputiamo secolari sono in realtà di pochi decenni fa e in taluni casi la trasformazione della tradizione è derivata proprio dai mezzi di comunicazione. Basti pensare che la Festa titolare, l’evento centrale della vita di una Contrada, fino agli anni si incentrava unicamente nel solenne mattuttino, il Giro in città alla fine dell’ottocento si organizzava non con tamburi e bandiere ma con la banda cittadina, le cene ufficiali si celebravano in un ristorante fuori dal territorio di una Contrada, le attività dei piccoli non esistevano, la rincorsa è un’invenzione relativamente recente, l’estrazione a sorte delle Contrade avveniva attraverso una semplice comunicazione orale. La forza vitale del Palio e delle Contrade è stata, per nostra fortuna, capace di costruire strutture "tradizionali" modellabili che si sono adattate e trasformate seguendo nuove esigenze senza alterare i valori ed i principi di fondo. Come dicevo, l’impatto dei mezzi di comunicazioni sul Palio ha avuto di recente - qualcuno forse se ne è dimenticato - un effetto dirompente proprio sulle modalità di svolgimento delle fasi di preparazione del Palio e nella stessa corsa. Le più sostanziali novità della previsita, della scelta dei cavalli (il "potere" dei veterinari rispetto a quello dei Capitani), i materassi tecnologici di San Martino, sono state dettate dal Sindaco Piccini a partire dai primi anni ’90 sotto la spinta dei numerosi articoli della stampa locale ed anche nazionale e di servizi giornalistici televisivi in cui si dava ampio spazio agli infortuni dei cavalli. Negli ultimi venti anni infatti l’attenzione dei mezzi di comunicazione verso il Palio di Siena ha posto la nostra Festa a una pressione mediatica con la quale volenti o nolenti siamo costretti a confrontarci, influenzando anche decisioni che, in uno scenario informativo più chiuso, avrebbero sicuramente soluzioni diverse.
Detto questo non mi sembra che l’uso di Facebook o un qualsiasi forum di contradaioli possa avere effetti simili, anche perché si tratta di livelli di informazione che hanno un fine molto diverso. Inoltre occorre considerare che, se per tradizione intendiamo unicamente il nostro passato in termini nostalgici, in qualcosa che è stato già vissuto, in una serie di regole di un’epoca passata, il discorso termina qui: le nuove tecniche comunicative e la diversa prospettiva che esse impongono non possono che essere "anti-tradizionali". Questa visione, che talvolta traspare negli interventi nei due Convegni di Selva e Giraffa, è antistorica rispetto all’evoluzione del Palio la cui vitalità è stata proprio quella di generare continuamente, come ho detto in precedenza, "tradizioni modellabili". La tradizione del passato ha sempre trovato nuovi ormeggi nelle aspettative del presente. Oggi, lo scenario in cui immettere le tradizioni si chiamano anche internet, messaggi istantanei e video comunicazione. In questo mare dobbiamo navigare anche perché a ben vedere i vantaggi sono moltissimi.
I famosi giornalini di Contrada a cui oggi nessuno rinuncerebbe, erano impensabili 50 anni fa. Eppure con lo sviluppo della stampa e la padronanza che abbiamo acquisito con questo mezzo comunicativo, abbiamo mantenuto vivo il contatto della famosa tradizione, con tutti i protettori che ormai vivono in gran parte fuori del rione. E’ questa fame di sapere e di informazione che tiene vivo il rapporto tra Contrada e contradaiolo, e tiene viva la tradizione. Oggi il testimone è passato a internet, alla produzione di materiale video o più semplicemente al messaggino sul telefonino. Sulle riunioni in video conferenza qualcuno, giustamente, oggi ci scherza sopra ma io non sarei così convinto che in un molto prossimo futuro non si possa sfruttare anche questo mezzo per poter dialogare tra i contradaioli. Faccio un esempio banale. Ho la febbre e non posso intervenire ad una riunione di una commissione di lavoro in Contrada. Accendo pc e webcam e mi collego con gli altri che sono riuniti nella segreteria. Parlo e intervengo. Che c’è di male se sfrutto questa tecnologia per poter vivere la Contrada? Mi rendo conto che vi è molto difficoltà per il contradaiolo concepire una tradizione che si rigenera nel presente, ma è sempre stato così per fortuna. La tradizione deve essere una guida di uno schema normativo elastico che articola e progetta il futuro entro dei valori prestabiliti. Se capita sempre più spesso di togliere la tradizione dal suo ambiente localizzato della Contrada ciò non vuol dire la propria fine, ma significa porla in un nuovo contesto, in un’altra forma, affinchè si rafforzi rispetto alla diversa condizione in cui si trova a vivere, ovvero la modernità.
Giovanni Gigli
Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Marzo 2011 21:52)


