La notte mi par d'oro più di ogni sole al mondo

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Ce la ricorderemo a lungo questa magica serata di maggio. Dopo sette interminabili mesi di festeggiamenti, abbiamo celebrato per l'ultima volta, la vittoria di un Palio che resterà incomparabile nella storia della Tartuca. Un Palio inaspettato, sia per le modalità con cui è nato, sia per le dinamiche della corsa. Un cavallo scosso che ha lottato contro tutti i pronostici, contro tutte le insidie, contrastando con beffardo furore il barbero della rivale. Un Palio i cui meriti sono da ascrivere in parti uguali tra Remorex e Tempesta, quasi fosse stato un disegno prestabilito. L'allestimento di questa Cena della Vittoria (curata da Andrea Milani con il valido aiuto del "nostro" designer Alessandro Belleschi) è stata dunque straordinaria, come meritava di essere. La musica dell'orchestra dell'Istituto Rinaldo Franci, ha avvolto lo spazio del Prato di Sant'Agostino rendendo ancora più affascinati le entusiasmanti immagini che sembrano essere dipinte sul muro della Chiesa. La sapiente regia della Commissione delegata all'organizzazione, diretta da Giacomo Steiner e Alessandro Semplici,  ha costruito un indimenticabile capolavoro trasformando la serata, presentata oltre che dai Cancellieri anche da Nanni Mazzini e Katiuscia Vaselli, in un viaggio sognante ed etereo, tra Palio, danza, arte, storia e canti di gioia. Tutti i protagonisti di questa Vittoria - Remorex, Tempesta, Gianni il Capitano, i Mangini, i Barbareschi, Paolo il Priore, i Vicari e tutta la Deputazione - sono stati degnamente osannati  da tutto il popolo tartuchino, come facevano gli antichi romani ai condottieri vittoriosi. Il Priore alla fine durante il discorso finale si è commosso; impossibile rimanere freddi e impassibili dopo le vicende che hanno caratterizzato l'ultimo anno ma che sono culminate in almeno due vittorie. Gianni è Gianni, il grande amore e l'infinita fiducia dei tartuchini nei suoi confronti sono stati ripagati ampiamente.
Dovevamo dare il tradizionale addio anche al Cencio del Maestro Gian Marco Montesano, e all'improvviso la cena si è trasformata in quella del "Piatto". Per la prima volta, in diretta è stato inciso sull'argenteo bacile il definitivo sigillo che consegna la Tartuca alla storia. Non sono mancate le lacrime, soprattutto dei più giovani. L'emozione del commiato ha trasformato la gioia in un addio felicemente malinconico. Lentamente gli economi hanno smontato il Drappellone che ci ha fatto compagnia per così tanto tempo. L'asta, i cordoni, il Piatto, il velo, le nappe, l'asta traversa andranno ai dirigenti, mentre una nuova teca attende il nostro cittino nel Museo. Ma anche questa è una pagina da scrivere e cantare tutti insieme, da un popolo che ha un solo gran cuore.

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