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L'Oratorio di Sant'Antonio da Padova alle Murella

I contradaioli della Tartuca acquistarono una vecchia casa dai frati di Sant’Agostino e iniziarono sulle fondamenta di quella la costruzione di un oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova, santo patrono della contrada. Raro esempio di edificio barocco in Siena, l’oratorio sarebbe divenuto, come affermava Enzo Carli, “ il più completo e significativo esempio di chiesa contradaiola”, non solo perché fondata e costruita interamente dalla Contrada, ma perché quasi tutti coloro che parteciparono ai lavori, sia di costruzione che di decorazione, furono abitanti del rione, a cominciare da Niccolò Franchini, il progettista che della Tartuca fu anche Priore, a suo figlio Jacomo, architetto, allo scultore Giovan Antonio Mazzuoli, al quale si deve l’imponente altare maggiore. Abitanti del rione furono anche i muratori, stuccatori, intagliatori, i quali spesso prestarono gratuitamente la loro opera e lavorarono anche nei giorni di festa.

Già nel 1682 i tartuchini celebrarono nel nuovo oratorio la festa del loro santo titolare, e il 6 settembre 1685 l’arcivescovo di Siena Leonardo Marsili benediceva l’altare maggiore.

La volta della chiesa fu affrescata da Annibale Mazzuoli e poi rifatta – dopo lavori di restauro nel 1818 – da Vincenzo Dei, che vi dipinse al centro l’Apoteosi di Sant’Antonio. L’impianto della chiesa è composto da due campate con volte a botte, con in mezzo una campata squadrata coperta da una cupola quasi ellittica. Sopra le colonne della campata centrale si staccano due arcate semicircolari, sulle quali si imposta la volta a vela. Nella controfacciata sopra la porta, si trova l’orchestra costruita nel 1818 su disegno del Governatore di Siena Giulio Ranuccio Bianchi e lavorata a stucco da Pietro Rossi. Vicino alle porte laterali si trovano due acquasantiere in marmo realizzate da Giovan Antonio Mazzuoli nel 1685.

L’Altare Maggiore è stato ideato e realizzato da Giovan Antonio Mazzuoli nel 1685. Si presenta come una fastosa edicola barocca, con una cornice riccamente policroma. Ci sono due colonne corinzie con basamento che poggiano sulla mensa e sostengono un frontone triangolare. Dentro l’edicola è scavata una nicchia ad arco sostenuta da una basamento che contiene un rilievo (1685, G.A.Mazzuoli) a stucco dipinto e dorato che rappresenta la Madonna col Bambino, in una gloria di angeli, che appare a S.Antonio.


Il Tabernacolo di Maria “Mater Divinae Gratiae” è stato donato prima del 1835. L’immagine della Madonna col Bambino è stata eseguita da Francesco Mazzuoli (1763-1839). L’edicola in legno intagliato e dorato è opera di Angelo Barbetti. La parte bassa è di ispirazione neoclassica con due angeli che adorano il Sacramento a rilievo sullo sportello. La parte superiore è un vero e proprio tabernacolo sostenuto da colonne fittamente decorate a motivi vegetali. Il fregio è decorato con testine di angeli separati da foglie. A coronamento due volute ed un crocifisso.

Per quanto riguarda i dipinti, la decorazione della chiesa è da ricondurre fondamentalmente alle due principali famiglie di artisti operanti a Siena tra fine ‘600 ed i primi del ‘700: i Mazzuoli ed i Nasini, su committenza della contrada o di benefattori. I primi dipinti ad essere stati eseguiti sono i quattro ovali (1685-86) :

  • Sant’Ansano che battezza i senesi (Annibale Mazzuoli)
  • Martirio di San Bartolomeo (Antonio Nasini)
  • San Sebastiano curato da Sant’Irene (Antonio Nasini, in precedenza attribuito ad A.Mazzuoli)
  • San Girolamo (1685,Giuseppe Nicola Nasini)

Miracolo della gamba risanata (1693, Antonio Nasini) – Sant’Antonio risana la gamba di un giovane che se l’era tagliata, pentito di aver colpito la madre. Il miracolo è accentuato dal fatto che la luce, provenendo dall’alto attraverso le nuvole nella zona centrale del quadro, colpisce il corpo del giovane ed il profilo del santo.

Anche nel pavimento della chiesa è rappresentata, in un graffito istoriato di Leopoldo Maccari del 1891 su disegno di Arturo Viligiardi, la Guarigione della gamba tagliata per opera di Sant’Antonio. Il Viligiardi, tartuchino, fu il più importante dei pittori senesi a cavallo tra XIX e XX secolo, e nel 1908 curò il recupero degli stucchi policromi delle pareti che erano coperti da un intonaco bianco.

Ultimo aggiornamento (Domenica 07 Luglio 2013 15:22)