Cinque secoli di Tartuca

Per quanto la vera origine delle Contrade sia ancora tutta da indagare la Tartuca ebbe origine certamente dagli uomini che abitavano la "contrata" di Castelvecchio che è la parte più antica della città e per la quale si suppone un'origine etrusca.
Si dice che la Tartuca sia nata dalla riunione della Compagnia Militare urbana di Porta all'Arco con quella suburbana di Sant'Agata nel 1516 e certamente nei secoli XV e XVI gli abitanti dalle parti di San Pietro in Castelvecchio si riunirono in brigate e schiere per partecipare alle cacce ai tori e alle bufalate sotto l'egida di una macchina a forma di tartaruga o tartuca inalberando un'insegna "gialla e negra": vinsero molte cacce ai tori e la bufalata fatta nella Piazza del Campo nel 1617.
Si può ben immaginare come gli uomini "Nela contrada dela Tartuca" abbiano avuto necessità di riunirsi per organizzare la loro partecipazione alle feste, e lo fecero chiedendo ospitalità, nel corso del secolo XVII, nella chiesetta di Sant'Ansano eletto a loro Protettore; la prima vittoria della Tartuca in uno dei tanti palii alla tonda dedicati alla Madonna di Provenzano risale al 1633. A questo primo successo sarebbero seguite molte altre vittorie della Contrada.
Fallito il tentativo di acquistare dall'Opera del Duomo la chiesa di Sant'Ansano, gli uomini della Tartuca nel 1682, dopo aver comprato una casa in via delle Murella ove aveva abitato la mistica senese Caterina Vannini, iniziarono a costruirvi a proprie spese e grazie alle loro stesse donazioni un bellissimo Oratorio che dedicarono a Sant'Antonio da Padova e che terminarono nel 1685; al suo interno sono conservate ancora oggi pregevoli opere pittoriche. I tartuchini chiesero ed ottennero di poter celebrare la festa del Santo, Festa Titolare, nella Domenica infra-ottava rispetto al 13 di Giugno.
Pochi anni dopo si aggregarono con i contradaioli della Torre e della Chiocciola (1689). Intanto a partire dal 1656 il Palio di luglio, dedicato alla Madonna di Provenzano, veniva regolarmente organizzato dai Signori del Brio e, dopo altre vittorie di Palio e la conquista di molte guantiere e tre masgalani, due nel 1767 ed uno nel 1701 per avere fatto "bella comparsa", la Tartuca vinse, insieme alla Contrada Capitana dell'Onda, la Carriera dell'Assunta del 1713 fatta ricorrere dalla Chiocciola che aveva vinto di luglio. Fin dai primi del Settecento infatti le Contrade che avevano vinto il Palio di Provenzano vollero qualche volta far ricorrere a loro spese un altro Palio per le grandi feste di mezz'agosto che a Siena si celebravano in onore dell'Assunta.
Quella del 1713 è l'unica vittoria nella storia del Palio che è stata condivisa fra due Contrade. Nel 1717 giungeva a Siena la nuova Governatrice Principessa Violante di Baviera ed in suo onore fu corso il Palio del 2 luglio al quale la Tartuca partecipò con un magnifico carro vincendo un altro premio.
Violante di Baviera portò grandi novità: limitò a dieci il numero delle partecipanti al Palio (1721) e, risolvendo le liti sorte, emanò un Bando (1729) che stabiliva per sempre il territorio nel quale ciascuna Contrada poteva "fare questua", assegnando alla Tartuca quel nucleo di strade sul quale ancora oggi esercita la sua influenza. La Tartuca vinse ancora altri Palii ordinari e quello straordinario del 1 Maggio 1722, uno dei tanti che vennero organizzati in onore dei Sovrani spesso in visita a Siena. Dopo altre vittorie durante il secolo XVIII, il 16 Agosto 1786 la Contrada partecipò con un altro bellissimo carro al Palio di agosto fatto correre dalle organizzazioni cittadine per la venuta a Siena dei figli del nuovo Granduca Pietro Leopoldo, rinnovando ancora una volta la tradizione delle sue "inventioni". Mentre l'aggregazione fra Tartuca, Torre e Chiocciola si allargava anche alla Selva (1789), il nuovo secolo vide altre vittorie della Contrada e l'arrivo a Siena dei francesi.
A partire dal 1802 la Comunità senese prese ad organizzare anche la Carriera d'agosto rendendola così ordinaria come quella di luglio. A causa del Palio erano intanto insorte alcune liti fra la Tartuca e la Chiocciola, liti che nel 1814 sfociarono nello scioglimento temporaneo della "aggregazione", ma che fu però ripristinata poco tempo dopo (1820) su pressione delle Autorità. In questo lasso di tempo la Tartuca si era alleata anche con la Contrada del Leocorno (1815) ed aveva consacrato il proprio Oratorio arricchendolo di una nuova cupola, dell'orchestra per l'organo e di una Residenza per il SS. Sacramento (1818-1819). Anche negli anni seguenti, dal 1831 al 1836, i tartuchini donarono alla loro chiesa altre due opere d'arte, l'ammaio per le Quarantore ed il paliotto dell'altare maggiore, intagli lignei di stupenda fattura e pregevole valore. Le liti con la Chiocciola si fecero ancora più accese negli anni successivi, fino al punto che nel 1847 ci fu il rischio di una nuova rottura dell'alleanza immediatamente scongiurata con una solenne riconciliazione fra le due Contrade sottolineata da funzioni religiose e pranzi comuni. Nel frattempo però i colori della Tartuca, nonostante che al giallo e nero fosse stato da tempo aggiunto qualche fregio celeste, erano diventati invisi alla popolazione infiammata dai nuovi principi patriottici che portarono i senesi ad assimilare i colori della bandiera della Contrada a quelli dell'oppressore Austriaco Impero. Così la Tartuca nello stesso anno prese i colori giallo e bianco uguali a quelli della bandiera pontificia, per tornare però due anni dopo al tradizionale giallo e nero. Nel 1855 la Contrada fu allietata da un importante evento: l'immagine di Maria SS. delle Divine Grazie, la "Mater Misericordiae" dei tartuchini conservata nell'Oratorio di Sant'Antonio da Padova fin dal 1816, fu il principale simulacro nella processione della Domenica in Albis, alla quale i tartuchini parteciparono festanti ed in gran numero. Poiché i fischi della popolazione avversa ai colori continuavano, la Tartuca chiese ed ottenne nel 1858 di cambiare il nero in turchino e, dopo aver deciso di non correre alcuni Palii, con i nuovi colori vinse quello dell'agosto 1861 interrompendo un digiuno che durava dal 1843. Nella nuova realtà dell'Italia unita e con la spinta di una rinnovata solidarietà sociale i tartuchini decisero nel 1885 la costituzione della Società di Mutuo Soccorso Castelsenio che ebbe la sua prima sede in un piccolo locale in Castelvecchio; appena un anno dopo la Tartuca conquistava il suo primo "cappotto" vincendo il Palio sia di luglio che d'agosto (1886). Nel 1887, a seguito della visita alla città di Siena, ed in particolare alla Tartuca, da parte dei Reali Umberto e Margherita di Savoia, lo stemma della Contrada si arricchiva delle margherite e dei nodi sabaudi assumendo quella configurazione che ancora oggi mantiene; successivamente la sua bandiera fu completata dagli emblemi delle antiche Compagnie Militari di Porta all'Arco e di S.Agata.
Nel frattempo aumentavano sempre più i contrasti con la Chiocciola in Piazza, accentuati dalle molte vittorie della Contrada sul finire del secolo XIX, contrasti che sfociarono in una rottura definitiva nell'anno 1906 che mise fine ad una alleanza durata, seppure a fasi alterne, per oltre due secoli e rese palese la mai misconosciuta rivalità. Altre vittorie arrisero alla Contrada all'inizio del nuovo secolo fino alla pausa imposta dal primo conflitto mondiale. Dopo il ritorno alla normalità la Tartuca vinse ancora nel 1930 e due volte nel 1933, per un secondo "cappotto", con il fantino Ferdinando Leoni detto Ganascia ed il mitico Folco. La doppia vittoria, facilitata dal nuovo patto di alleanza con Oca, Nicchio e Onda che assunse la denominazione di TONO, ma che ebbe come conseguenza la rottura anche dell'antica alleanza con la Torre, venne celebrata con una splendida festa e la pubblicazione del primo "numero unico" della Contrada intitolato "K'8". Intorno a quegli anni i tartuchini provvidero anche al primo ampliamento del loro piccolo museo, mentre la Società Mutuo Soccorso Castelsenio trasferiva definitivamente la propria sede in via Tommaso Pendola, dopo una permanenza di alcuni anni in via dei Maestri. Poco dopo una nuova guerra mondiale costrinse le Contrade ad una ridotta attività ed il Palio ad un'altra interruzione. Trascorso il conflitto i contradaioli della Tartuca, con nuove ritrovate energie, ampliarono ancora il loro museo nel 1948 con una nuova e splendida sala ove vennero esposti i drappelloni più antichi conquistati nel corso dei secoli, poi quelli delle nuove vittorie del 1951 e del 1953 ed un altro masgalano, ricevuto in premio nel 1954 dopo che la secolare usanza era stata di nuovo ripristinata. Le vittorie vennero celebrate con splendide e moderne feste.
Proprio in quegli anni il territorio della Contrada si era arricchito di una bella fontanina per il battesimo contradaiolo, donata dal famoso Silvio Gigli, un tartuchino che rinverdiva la storica appartenenza alla Contrada di insigni artisti ed illustri personaggi quali Domenico Beccafumi, Padre Tommaso Pendola, Luciano Banchi, Tito Sarrocchi e Arturo Viligiardi.
Nel frattempo le Contrade si avviavano alle più grandi trasformazioni di tutta la loro storia indotte dalla nuova realtà sociale, dalla diffusione dei mezzi di trasporto, dalle nuove forme di comunicazione e dalle trasformazioni urbanistiche del piano regolatore. La Tartuca, come anche le altre Contrade fecero per stare al passo con i tempi, si dotò di un nuovo statuto (1960), che pur rifacendosi alle antiche tradizioni introdusse nuove modalità organizzative, di una nuova sala delle adunanze ricavata nella cripta dell'Oratorio (1961), di una moderna attività ricreativa tramite la rinnovata Società Castelsenio (1973), ed in seguito di un periodico per i contradaioli che venne intitolato "Murella Cronache" (1976). Anche sul versante del Palio le cose erano cambiate, soprattutto per quanto riguarda i fantini che erano ormai diventati veri professionisti, e la Tartuca ebbe, per un certo periodo di tempo, un fantino proprio, Leonardo Viti detto Canapino, con il quale aveva conquistato la vittoria del Palio di luglio del 1967. Il "numero unico" realizzato dai tartuchini per la festa di quella vittoria aveva aperto una nuova strada nella editoria contradaiola, strada che la Tartuca ribadì di lì a breve con un'altra pubblicazione celebrativa della vittoria del Palio del 2 luglio
1972, arrivata in Contrada grazie ad Aceto e a Mirabella. Le vicende paliesche portarono però la Contrada a pesanti confronti con la Chiocciola e alla rottura dell'alleanza con l'Oca. Nell'ultimo ventennio di questo secolo la Tartuca è stata una fucina di nuove iniziative: un pranzo annuale in onore dei veterani della Contrada, la costituzione del Gruppo Donatori Sangue, la Marcia Siena-Montalcino in ricordo della storica indipendenza senese, le celebrazioni per il terzo centenario dell'Oratorio ed per il primo della Società, non trascurando però le crescenti necessità amministrative che si sono concretizzate in una "segreteria" ed in un sistema informatico.
Dopo il masgalano del 1988 altre due vittorie hanno arricchito il museo della Contrada con i drappelloni del 2 luglio 1991 e del 16 agosto 1994, ai quali si è aggiunto infine un altro masgalano conquistato nel 1995. Le feste per le ultime due vittorie, con l'innovazione del rione aperto il sabato sera a tutta la cittadinanza, hanno ancora una volta evidenziato la storica propensione dei tartuchini per le feste. Ed anche il video allegato per la prima volta ad un "numero unico" (1991) ha confermato le capacità innovative della Contrada pur restando nel solco delle tradizioni. D'altra parte è ormai indiscusso il prestigio dei tartuchini, sottolineato, se ce ne fosse bisogno, dai Sindaci di Siena, dai Rettori dell'Università e dai molti insigniti del Mangia espressi dalla Tartuca nella seconda metà del secolo appena trascorso. Oggi la Tartuca, con nuove realtà quali l'utilizzo degli orti dell'ex-convento di Sant'Agostino ottenuti in concessione dal Comune di Siena, l'acquisto recente del fabbricato Cesari-Manganelli prospiciente il prato di Sant'Agostino che ospita la nuova Società, ed il restauro del museo attualmente in corso, è più che mai proiettata verso il terzo millennio.

Giulia e Giordano Bruno Barbarulli

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