I colori, una storia travagliata

Il primo documento che attesta i colori della nostra Contrada è la famosa relazione manoscritta di Cecchino Cartaio sulla caccia ai tori del 15 agosto 1546. Più precisamente una sua ristampa del 1582 nella quale fu aggiunta la descrizione della compagine della Tartuca che non figurava nell'originale non avendo la Contrada partecipato a quella caccia:


..L'insegna loro era gialla e negra ed era portata da Bernardino di Cornovaglia, vestito tutto di velluto negro pieno di rosette d'oro con molta bella
vista... e gli seguiva la Macchina della Tartuca fatta molto al naturale.

Anche nel secolo successivo e per buona parte del Settecento i colori rimasero gli stessi ed i tartuchini vollero usare i colori della Contrada persino per le rifiniture del nuovo Oratorio dedicato a S. Antonio di Padova ed edificato a loro spese in Via delle Murella. La Chiesa, solennemente benedetta il 7 settembre 1685 dall'Arcivescovo Marsili, non aveva però ancora l'altare maggiore che fu pronto solo alla fine dell'anno, insieme agli stucchi di decoro . di terra permeata gialla e nera alludendo l'impresa di nostra Contrada.

Nel Palio ovviamente i fantini della Tartuca correvano con un giubbetto nero e giallo, come dimostra il documento del 30 giugno 1701 con il quale il Comune di Siena verbalizzò i colori del vestiario indossato. La spesa di 64 lire sostenuta dalla Contrada subito dopo quella Carriera per del taffetà giallo e nero conferma che anche la bandiera aveva ancora questi colori. Il tipo di vestiario che i fantini dovevano indossare nella corsa fu meglio precisato alcuni anni dopo da una disposizione della Biccherna con la quale si stabiliva che i fantini abbino nella schiena l'impresa visibile della Contrada, nel nostro caso una tartaruga. Un altro editto, emanato in occasione del Palio del 2 luglio 1714 e vinto proprio dalla Tartuca, fu l'occasione per definire puntualmente i colori delle divise indossate nella corsa dalle diciassette Contrade. La nostra fu dunque sempre gialla e nera in parti uguali, anche se talvolta è riportata la fantasiosa notizia che dal 1714 al 1716 la Tartuca abbia adottato i colori giallo e rosso.

Al corteo che precedette il Palio del 2 luglio 1717, corso in onore della nuova Governatrice Principessa Violante di Baviera giunta a Siena il 12 aprile, la Tartuca si presentò, come altre cinque delle dieci Contrade che dovevano correre, con un magnifico carro trionfale. L'erudito Giuseppe Maria Torrenti in una sua opera manoscritta annotò quegli eventi e riportò per la Tartuca: .La Contrada della Tartuca usa per sua Impresa una Tartuca in campo a liste gialle e nere e narrando poi del carro tartuchino scrisse che era preceduto da trenta due Pedoni vestiti di giallo e nero a rabeschi, divisa della loro Contrada. Ed ancora per il Palio dell'Assunta dell'anno seguente la Contrada mise in Campo 100 uomini vestiti di nero con galloni d'oro, ricevendo un premio per bella comparsa. Alcuni anni più tardi, in occasione del Palio straordinario corso il 2 Aprile 1739 per la venuta a Siena dei regnanti Francesco Stefano di Lorena e Maria Teresa d'Austria, vestì quaranta persone capitanate da Ottavio Tornesi: entrò in Piazza per settima con la sua gente vestita alla Moresca, sotto della loro insegna gialla e nera. Puntuale in tale occasione la descrizione di Giovanni Antonio Pecci:

"In settimo luogo la Tartuca, con 40 uomini tutti vestiti a mori, con girello giallo, penna in testa gialla e banda pure a traverso gialla, con arco e freccia in mano e con bandiera di simili colori, con tartuca in mezzo."

 Infine la "Nota de' cavalli" relativa al Palio del 5 luglio 1750 riporta: 

"N. IX. Contrada della Tartuca. Cavallo dorato scuro. Con Penne, testiera e Rosa di colore giallo e nero, e con Fantino a livrea de' medesimi colori e Tartuca coronata nelle spalle. "

I nuovi governanti, il Granduca Pietro Leopoldo e la moglie Maria Luisa, furono a Siena ai primi di maggio del 1767 e le Autorità organizzarono in loro onore un Palio straordinario. A fronte della spesa che le Contrade dovevano sostenere per una comparsa elegante c'era una modesta sovvenzione di 35 lire e l'imposizione che il Capitano di ciascuna di esse fosse una persona civile e pulita. In Tartuca la scelta cadde sul Nobile Antonio Pannellini e venne anche ipotizzato di cambiare i colori della nostra insegna, cioè del nero e giallo, che per essere questi colori oscuri e da fare con i medesimi poco bella comparsa. La decisione finale fu lasciata allo stesso Capitano il quale optò per invertire la quantità dei due colori. Il Palio fu corso il 14 maggio e la comparsa della Tartuca entrò per sesta in Piazza con una montura tutta gialla con le sole mostrine nere. I costumi delle Contrade che corsero il Palio, di foggia militare e quindi ben diversi da quelli degli anni precedenti, furono rappresentati in un acquarello conservato nell'Archivio di Stato di Siena. 

Un ritocco ai nostri colori era però ormai nell'aria, tanto che nel documento relativo al "Vestiario dei fantini" per il Palio d'Agosto del 1770 accanto ai colori giallo e nero si apprezza per la prima volta anche una nota di azzurro: TARTUCA - Spennacchiera nera e gialla Fantino a livrea dei medesimi colori con nastri turchini ed arme.Non è possibile stabilire per quali motivi accanto ai due colori sia stato deciso di inserire il turchino, ma probabilmente fu solo una questione estetica.

Verso la fine del secolo un'altra piccola ma significativa modifica fu apportata alla bandiera della Tartuca sostituendo le liste con gli scacchi, come annotò in occasione della Festa Titolare del 16 giugno 1792 Anton Francesco Bandini nel suo Diario Sanese:

"Uffizio alla Contrada della Tartuca con le aggregate Chiocciola, Torre e Selva. Ha per insegna una Tartuca e scacchi gialli e neri ed un poco di celeste."

Un altro elemento molto importante per definire la storia dei colori della nostra Contrada avrebbe dovuto essere la tabella esistente in Comune che finalmente raffigura il vestiario dei fantini per la corsa e che risale al 1830. Il fantino della Tartuca indossa qui una divisa di colore giallo e celeste, ma come vedremo questi colori la Contrada li assunse solo dopo la metà dell'Ottocento ed è quindi ovvio supporre che il fantino sia stato successivamente ridipinto, come del resto accadde a quello del Montone che, originariamente rosso e giallo, venne colorato di rosa. Una conferma che a quella data i colori della Tartuca erano ancora il giallo e nero ci perviene comunque dai Drappelloni del tempo che recano dipinte le bandiere delle Contrade partecipanti alla Carriera. La "bandierina" della Tartuca risulta sempre a liste dei due colori in parti uguali con una piccola banda celeste. Infine i disegni di Flaminio Rossi   , che furono in parte utilizzati anche per le incisioni che il Conte Antonio Hercolani inserì nella sua famosa pubblicazione sulle Contrade  , confermano il permanere dei colori della Tartuca nel giallo e nero  con qualche traccia di celeste fino alla metà del secolo XIX. 

E' noto che fin dall'inizio del periodo in cui si auspicava la "redenzione dell'Italia" la nostra Contrada, per i suoi colori che trascurando il poco celeste ricordavano la bandiera austriaca, veniva solennemente ed immancabilmente fischiata al suo ingresso in Piazza, così come avveniva per la Contrada dell'Aquila che aveva un emblema imperiale. L'Oca invece, simboleggiante l'italico tricolore, veniva sempre applaudita. A partire dagli anni '40 perciò la Tartuca cominciò a pensare di cambiare i propri colori per evitare il dileggio della popolazione senese che, a seguito dei primi impulsi risorgimentali, cominciava a non gradire il giallo e nero. A prova di ciò nel museo della nostra Contrada sono oggi conservati tre piccoli disegni di bandiere in stile quattrocento inseriti in modeste cornici dorate. Disegnate intorno al 1845 esse non sono più gialle e nere. Inoltre la loro araldica, che fa riferimento anche alle Compagnie Militari, è molto più complessa di quella delle bandiere usate nel gioco dall'Alfiere ed hanno una esplicita funzione di rappresentanza . I colori sono giallo, celeste, rosso e bianco. Anche il bozzetto di un paggetto è disegnato in stile analogo a quello delle bandiere ed ha con un costume quattrocentesco negli stessi quattro colori. Infine, poiché anche il costume giallo e celeste del fantino della tabella comunale è rifinito di bianco e di rosso, è probabile che la sua seconda pittura risalga allo stesso periodo. I quattro nuovi colori ebbero comunque un uso limitato e contingente perché per il Palio di agosto del 1847 la Tartuca preparò una nuova bandiera gialla e nera con rifiniture celesti come tutte le precedenti.

Nel maggio di quell'anno i primi moti risorgimentali avevano portato a scontri alla Lizza fra studenti e gendarmi in seguito ai quali era morto il giovane Ludovico Petronici. Nuovi tumulti avvennero poi il 4 settembre per l'aumento del prezzo del grano e, dato il clima di generale tensione, le Autorità consigliarono alla Tartuca, per i suoi colori, di non partecipare alla Festa Nazionale che si doveva tenere a Firenze con la presenza delle Contrade. Il 26 dello stesso mese a Siena ci fu una grande cerimonia per ricevere la bandiera di Firenze in segno di fratellanza fra le città del Granducato e per la solenne benedizione della Guardia Civica recentemente istituita. Viste le idee liberali che muovevano la celebrazione, Tartuca ed Aquila non potevano partecipare con i loro rispettivi vessilli che richiamavano i colori ed i simboli dell'Austria e così li mutarono per l'occasione: l'insegna della Tartuca divenne gialla e bianca, probabilmente con una bandiera improvvisata visto che proprio per il Palio d'agosto ne era già stata fatta una nuova gialla e nera. La bandiera ebbe i colori pontifici (la cosiddetta bandiera Mastai) per assumere quelli di Pio IX che era considerato con Carlo Alberto Re di Sardegna e Leopoldo II un simbolo delle riscosse liberali. Stando al disegno del contemporaneo Flaminio Rossi la bandiera mantenne le rifiniture celesti . In quell'occasione anche l'Aquila tolse il nero e mutò lo stemma sostituendo l'animale bicipite con un castello sormontato da due chiavi incrociate. Le due Contrade questa volta ricevettero grandi applausi dalla popolazione, ma già dopo il Palio di luglio del 1849 la Tartuca fece sapere alle Autorità che considerava il cambiamento dei colori del 1847 come provvisorio, non suffragato da delibere assembleari, e pertanto come non avvenuto, ed annunciava che intendeva riprendere gli antichi colori. Si autorizzò dunque la Tartuca a ripristinare i vecchi colori e nel successivo Palio di agosto tornò gialla e nera ed immediatamente ricominciarono i fischi.

Ci si avviava intanto verso la Prima Guerra d'Indipendenza e nel decennio antecedente l'unità dell'Italia i favori del pubblico furono sempre per l'Oca, i cui colori richiamavano il tricolore; la nostra bandiera era avversata da gran parte della popolazione. La Tartuca stava attraversando un periodo veramente difficile: non trovava più chi si volesse vestire, né andare dietro la bandiera, né ricoprire la carica di Priore o assumere altri uffici; i fantini ci correvano poco volentieri ed inoltre, nonostante le ripetute richieste, era poco tutelata dalle Autorità. La Chiocciola speculava sulla situazione e vinceva spesso. Così nella primavera del 1857 i tartuchini esasperati decisero clamorosamente di non partecipare al Palio di luglio .per evitare gli scherni, le derisioni e gli insulti commessi anche con vie di fatto e per tutelare nelle circostanze di quelle feste la loro integrità personale ed ancora una volta valutarono l'opportunità di cambiare definitivamente i colori della bandiera ...sia col riprendere l'antica, o la bianca e gialla, di cui si valsero or sono pochi anni, sia coll'adottare una designata dal Governo. Sul momento ci fu un rapido ripensamento e la Tartuca partecipò al Palio di luglio, che fu vinto dalla Chiocciola, con i consueti colori giallo e nero, ma i tartuchini non cambiarono i loro intenti ed i nuovi colori, giallo e turchino, furono fatti indossare dal fantino per il Palio di agosto del 1858 e contro il parere delle Autorità; vinse di nuovo la Chiocciola. Per vedere invece una comparsa gialla e turchino a parti uguali con semplice lista nera   - come risultava dalla delibera ufficiale della Comunità Civica del 25 marzo 1859 emanata per fare i nuovi costumi delle Contrade e che accettava alla fine la decisione della Tartuca - si sarebbe dovuto attendere qualche tempo e delle nuove monture. Il poco nero sarebbe rapidamente scomparso del tutto. 

Nel frattempo le manifestazioni popolari contro i colori austriaci della nostra comparsa continuarono, sia in occasione del Palio straordinario del 27 aprile 1860 corso in occasione della visita di Sua Maestà Vittorio Emanuele II di Savoia, che durante la processione del Corpus Domini. Ciò portò inevitabilmente alle dimissioni della dirigenza, che venne sostituita da tre "Rappresentanti della Contrada" con pieni poteri, ed alla decisione di non partecipare alle due carriere del 1860. L'anno dopo però, in un nuovo clima politico, la Tartuca riprese la partecipazione al Palio e - dopo un lungo digiuno di diciotto anni - vinse il Palio del 16 agosto 1861: era la prima volta che i nuovi colori giungevano primi al bandierino.

 Qualche tempo più tardi un altro importante evento chiuse definitivamente la vicenda dei colori e dell'araldica della Tartuca: l'occasione fu la visita a Siena dei Reali di Savoia, Umberto e Margherita nel luglio del 1887 ed il giorno 18, quando essi visitarono l'Istituto dei Sordomuti e l'Oratorio della Contrada, i tartuchini resero loro omaggio in forma privata con l'addobbo e l'illuminazione di Via T. Pendola, la presenza della comparsa e della banda musicale ed un mazzo di fiori per la Regina. In tale circostanza fu presentata ai Savoia una istanza per ottenere il Sovrano Protettorato della Contrada e la regia concessione di poter inalberare il Loro stemma sulle nostre bandiere (come del resto fecero anche le altre Contrade). La Concessione Sovrana con parere favorevole della Consulta Araldica del Regno, che di lì a breve venne emanata e che interessò tutte le Consorelle, giunse alla Tartuca nella primavera dell'anno dopo tramite la Prefettura, insieme ad una "Memoria" dei Reali di Savoia a ricordo della loro presenza in Contrada:

"Essa, che ha la sua impresa consistente in una tartaruga sopra un terreno al naturale, avrà pertanto facoltà di dipingere questa sua impresa in campo d'oro sparso di nodi di Savoia d'azzurro alternati con fiori di margherita al naturale."

Al documento era allegato il disegno del nuovo stemma della Tartuca con la relativa descrizione: 

"D'oro, alla tartaruga al naturale passante su una zolla di verde, accompagnata da 10 margherite d'argento, bottonate d'oro e fogliate di verde, poste 3,2,2 e 3 su quattro file in fascia, alternate da 10 nodi di Savoia d'azzurro, con un altro simile in punta." 

Ai Savoia fu inviata una lettera di ringraziamento contenente la loro nomina di Protettori Onorari della Contrada e la Tartuca celebrò la grandiosa Festa Titolare del 17 giugno 1788, alla presenza delle Autorità e con la banda musicale, con l'apposizione della lapide sopra la porta del museo a sinistra dell'Oratorio nella quale venne trascritta la "Memoria" dei Sovrani a ricordo della loro visita. Il nuovo stemma, con dieci margherite e undici nodi sabaudi concessi dai Reali di Savoia, fu disegnato immediatamente e definitivamente sulle bandiere gialle e celesti .

Giordano Bruno Barbarulli

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