In questa fredda giornata di una tardiva primavera, Ugo Talluri ci ha lasciato, ha posto fine ad un silenzioso e affannoso calvario che, tra alti e bassi, durava da oltre due anni.
Rimangono sospese nei ricordi di ciascuno di noi, le immagini di Ugo, della sua mamma Licia, dietro al bancone della storica bottega di via San Pietro, un simbolo rionale adesso affidato a Maurizio. Un luogo di giocosa convivialità, uno spazio libero dove discutere di calcio, politica ma soprattutto di contrada. Ufficio informazioni, deposito permanente di qualsiasi cosa ad uso di scambio ed al servizio della gente del rione. “Te la lascio da Ugo” si diceva, e lì puntualmente la trovavi. “Me l’ha detto Ugo” e allora potevi star pur certo che era vero. “Ci si vede da Ugo”, tanto lui era sempre lì, sorridente, amante della battuta intelligente, a volte testardo, non amava molto le mezze misure: o di qua o di là. A Ugo volevano bene tutti. Ha allevato generazioni di bambini con le figurine, con i fumetti, seguendo tutte le fasi della crescita, fino alle sigarette ed ai giornalini un po’ spinti.
Il nostro tempo superfluo - ma chi può dire che lo sia stato veramente – lo abbiamo passato nella sua bottega, la nostra necessaria abitudine di fermarsi e mettersi stretti ai lati per far passare qualche cliente vero, che con coraggio affrontava il breve corridoio di chiacchiere e qualche bercio di troppo.

Verso la Tartuca aveva un amore profondo, viscerale, che andava al di là della normale passione.
Con Roberto Spani, si dedicò anima a corpo a Castelsenio, con quell’ostinata dedizione che lo ha sempre contraddistinto. Angelo Cortecci eletto capitano nel 1987, volle Ugo suo fiduciario e fu per tutti una sorpresa. Il Palio non sembrava fosse nelle sue corde ed invece ci meravigliò ancora. In un mondo di intrighi, accordi segreti e furbizie portò i suoi valori di onestà e leale determinazione.
Non andò bene quella sua esperienza, la grande stagione dei successi tartuchini era dietro l’angolo. Ma la sera del 3 luglio 1991 lo ricordiamo ancora per le strade di Siena, con un carretto improvvisato ed un cartello: “Ci voleva fermare, gli abbiamo spezzato le mani” riferendosi alla goffa  trattenuta del Falchi ai danni di Cianchino. Lo ricordiamo autore e attore del teatrino di Castelvecchio, con commedie esilaranti e memorabili, e che bellezza rivedere adesso la foto di quel traballante e maestoso carro dell’Armata Saltaleone del 1972!
Ma Ugo era anche un uomo di sport. Con il suo alter-ego Amedeo Bernardoni ha seguito per decenni le sorti del mitico e avventuroso “Atletico”, da preparatore sportivo e dirigente, anche se la sua vera passione era sempre stata la pallavolo.

Come è possibile definire un uomo che si è identificato così fortemente con la comunità alla quale ha donato tutto se stesso? Ha rinunciato a farsi una famiglia perché quel suo microcosmo fatto di quotidiana ordinarietà gli bastava. Ma capire Ugo, non è stato facile per nessuno. Il suo sguardo sincero e spensierato era talvolta modulato da una malinconia indefinibile, una inquietudine indecifrabile. Sornione guardiano della commedia umana, Ugo ci mancherà ancora per molto tempo, ma vivrà nei nostri discorsi inutili e necessari, la notte tardi, alla fontanina, davanti alla sua bottega.

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